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L’abbigliamento

Composizione, taglio e segni d’uso: leggere un capo da vicino.

Cappotto Gucci in montone nero con collo a scialle in vello e chiusura a due bottoni, vista frontale su manichino

La giacca in tweed Yves Saint Laurent dichiara «90% lana, 10% mohair». Due percentuali che non si ricavano guardando una fotografia.

L'etichetta di composizione è un punto da cui partire. Quando è presente e leggibile, permette di nominare le fibre senza dedurle dalla mano del tessuto. Il taglio, le cuciture e la condizione chiedono altre osservazioni.

Il cappotto in montone nero di Gucci tiene il vello a vista sul collo e sui profili. La scheda dichiara segni d'uso e sfregamenti diffusi sulla pelle scamosciata, vello leggermente appiattito ai bordi e una scucitura. Non serve inventare il gesto che ha lasciato ciascun segno. Serve dire che cosa si trova sul capo.

Il cardigan Ermanno Scervino porta lana, seta e pelle di volpe, con fodera in nylon. La condizione è descritta come ottima nel complesso, con «uno scolorimento localizzato accanto all'etichetta interna». La posizione è nota. La causa non è dichiarata.

La gonna a pieghe Gucci con morsetto è in pelle con ferramenta dorata. La scheda registra segni d'uso diffusi e aggiunge: «le pieghe tengono la forma». La linea del capo e i suoi segni si leggono insieme.

Il giaccone Hugo Boss chiude in modo asciutto: «100% pelle» per la materia; «ottime condizioni generali; la pelle ha preso le sue pieghe» per lo stato. Non è una promessa di un capo intatto. È una descrizione di quello presente.

Quando la composizione non è documentata, la lasciamo aperta. Meglio un dato in meno di una fibra attribuita a occhio. Una scheda precisa sa anche dove fermarsi.