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Patina

Dove finisce il tempo e comincia il danno.

Borsa a mano Salvatore Ferragamo in pelle rossa, cognac e marrone, manico superiore e gancio dorato, vista frontale

Un borsone Louis Vuitton in tela monogramma e pelle. La scheda dice: «la pelle si è brunita con l'uso». È successa una cosa precisa, e la si nomina.

La stessa scheda registra patina e segni d'uso visibili sui manici e sulle finiture. Da queste parole non ricaviamo il metodo di concia, né la storia completa di chi ha portato il pezzo. Descrivono il suo stato.

Non tutti i segni sono patina. La differenza si legge da vicino.

Sul cappotto Gucci in montone nero la condizione comprende sfregamenti sulla pelle scamosciata, vello leggermente appiattito ai bordi e una scucitura. Non sono tre modi di dire la stessa cosa. Il vello descrive una superficie; la scucitura riguarda una cucitura che ha ceduto.

Sulla borsa Loewe in camoscio color cammello la scheda registra «segni d'uso e aloni visibili; patina diffusa sul camoscio». Sull'Omega distingue graffi su fondello, anse e bracciale, opacizzazioni della lunetta, puntinature del quadrante e una piccola sbeccatura al bordo del vetro, con velatura interna. La parola patina non assorbe il resto.

Un graffio sulla vernice della borsa Salvatore Ferragamo resta un graffio. Si scrive «graffi e abrasioni sulla vernice, soprattutto sui bordi», insieme ai segni d'uso all'interno. Una piccola macchia sul fronte della Christian Dior Cannage resta una macchia, con la sua posizione.

La regola della casa è questa: patina e difetto si dichiarano con la stessa precisione. Chi legge deve poter capire dove sono, senza doverli cercare fra gli aggettivi.

Il tempo non è da solo un difetto. Ma la parola patina non può diventare il nome gentile di un danno.