Il nome viene da lì: perla e grigio, due parole schiacciate una sull'altra fino a farne una sola. Perligio non è un colore che esisteva e che abbiamo scelto. È un colore che non c'era.
La neve al mattino non è bianca. Chi l'ha guardata davvero lo sa: è bianca solo dove la luce arriva diretta, e per il resto è una scala di grigi caldi, azzurri nell'ombra, quasi sabbia dove il sole radente la sfiora. Il bianco puro, in natura, è raro come il nero puro.
Questa casa fotografa i suoi pezzi su una carta sola. Non è bianca. È una carta con una percentuale bassissima del colore Perligio dentro — abbastanza da togliere al bianco la sua durezza, troppo poca perché qualcuno la chiami beige. È la stessa carta su tutte le centouno schede: una borsa Fendi corallo e un orologio Bulgari in acciaio stanno sullo stesso fondo, e la differenza che si vede è la loro, non quella del set.
È una scelta che costa. Il bianco assoluto fa sembrare tutto più nitido, più pulito, più simile a un catalogo. Ma sul bianco assoluto un metallo dorato diventa giallo e un avorio diventa sporco. La carta perla restituisce i toni caldi come sono, e non regala niente a nessuno.
La luce, in questo mestiere, viene prima dell'oggetto. Prima di decidere che cosa mostrare bisogna decidere sotto che luce mostrarlo — e quella decisione, una volta presa, vale per tutto: per le fotografie, per lo sfondo delle pagine, per le cornici sottili che tengono le schede.
Un colore che non c'era, tenuto uguale ovunque. È la cosa più vicina a una firma che questa casa possieda.