
C'è una borsa a mano in nylon marrone, con il manico in bambù agganciato a due anelli argentati. È di Gucci, ed è entrata in archivio con la sua strada verificata alle spalle. Si potrebbe cominciare da molte cose; cominciamo da qui, da un oggetto.
Perligio è una casa con due mestieri. Il primo è la selezione: borse, orologi, gioielli, sete — pezzi nuovi e d'epoca, ognuno autenticato, con provenienza verificata. Il secondo è il disegno di creazioni olfattive, pensate a Pisa. I due mestieri non si mescolano: una borsa non ha una famiglia olfattiva, un profumo nostro non ha una provenienza d'asta. La stessa misura li tiene entrambi.
Un pezzo, per entrare, deve attraversare una soglia. Come la attraversa lo raccontiamo in un capitolo dedicato, Come autentichiamo. Qui basta dire questo: la soglia definisce la casa più di qualunque dichiarazione.
C'è poi una regola che vale su ogni scheda: quando un dato non è provato, il campo resta vuoto. Nel lotto dei tre fazzoletti da taschino, per esempio, la scheda dichiara la materia di un pezzo solo — seta e cotone — e degli altri due non dichiara nulla: sarebbe stato facile scrivere «seta» tre volte. La precisione è il valore, non lo stile.
L'archivio non è una vetrina: è una stanza che cambia. I pezzi entrano, escono, restano scritti. Per questo l'editoriale di questa casa si chiama Visioni, e i suoi testi si chiamano capitoli: non campagne.
Che cosa non scriviamo: superlativi, urgenza, dati non provati. L'oggetto parla; noi lo presentiamo.
Ciò che resta oltre il superfluo.