
Prima di entrare nella selezione, ogni oggetto attraversa un esame che non lascia nulla al caso. Il materiale parla per primo: la concia di un pellame, il peso e la mano di una seta, il colore reale dell’oro dicono più di qualunque etichetta.
Poi vengono i dettagli che i falsi sbagliano — la cucitura fitta e dritta, la ferramenta incisa, i punzoni, i numeri di serie — confrontati con i riferimenti della maison e con l’epoca dichiarata. Quando esiste, ricostruiamo la provenienza: fatture, scatole, custodie, la catena di chi ha tenuto il pezzo prima.
Gli strumenti aiutano, ma l’ultima parola è di chi ha visto migliaia di oggetti. Quando un dettaglio non convince, il pezzo non entra: è più facile dire di no, ed è per questo che dietro ogni sì c’è una provenienza verificata.