Una cravatta Hermès a micro-pois bordeaux. La scheda dice: «punte vive e squadrate, bordi arrotolati pieni e regolari; trama a coste integra». E poi, più avanti: «nessun segno di nodo».
Nessun segno di nodo vuol dire che questa cravatta non è mai stata annodata. Sta in archivio da quando è uscita da un cassetto, e il collo di nessuno l'ha ancora piegata sotto il nodo — che è il punto in cui una cravatta si consuma per prima, e l'unico posto dove non si può riparare.
La stanza delle sete non è più piccola. Ventidue cravatte e cinque foulard: è la materia più numerosa dopo le borse, e nessuno se lo aspetterebbe da una casa che vende soprattutto a donne.
La seta si giudica con le mani, e qui proviamo a farlo con le parole.
Una cravatta stampata e una jacquard non sono la stessa cosa. Sulla barocca di Gianni Versace il disegno sta in superficie, come l'inchiostro su un foglio: la mano resta liscia, la luce scorre senza interruzioni. Sulla doppia G di Gucci il disegno è tessuto dentro: si sente col polpastrello prima di vederlo, e cambia tono a seconda di come lo si gira.
Le cose che guardiamo, una per una, sono sempre le stesse. La punta: viva e squadrata, o smussata da anni di cassetto. I bordi: arrotolati pieni, o schiacciati dal ferro di qualcun altro. La fodera e il passante: interi, o staccati. E il dritto, contro luce, per i fili tirati — su una Gucci ce n'è uno solo, sul rovescio, ed è scritto.
Con i foulard cambia il mestiere. Un foulard è una parete quando è teso e un volume quando è annodato: il disegno esiste due volte. Su un Dior a campo giallo la scheda dichiara «lievi aloni chiari»; su una scacchiera Versace, «nessuna macchia né alone, stampa piena e orlo rollé integro». L'orlo rollé, cucito a rotolino, è la prova del prezzo: si fa a mano e si vede.
E poi c'è il lotto dei tre fazzoletti, che è la ragione per cui questa stanza si racconta. La scheda dichiara la materia di uno solo — seta e cotone — e degli altri due tace, per iscritto. Sarebbe stato facile scrivere «seta» tre volte: nessuno avrebbe controllato.
La materia si dichiara, non si suppone. E dove le parole non bastano, si dice che non bastano.